Il valore della business continuity in tempi Covid: riflettori puntati sulla supply chain

ADACI e JAGGAER promotori del webinar “Business Continuity: una nuova normalità”

MILANO, 20 maggio 2020 – Non può esistere business continuity senza tecnologia e digitalizzazione. Così come non può esistere continuità aziendale – soprattutto in tempi di discontinuità – senza una visione lungimirante dell’intera catena della supply chain. Sono queste le evidenze più interessanti emerse dal confronto, organizzato da ADACI, Associazione Italiana Acquisti e Supply Management e Jaggaer con una platea di aziende italiane. A portare la propria esperienza, introdotti da Federica Dallanoce, Vice Presidente di ADACI e coordinati dall’editorialista Enrico Verga, Mario Messuri di JAGGAER, Roberto Avallone di ACI Informatica, Silvia Bruzzi dell’Università di Genova e Elisa Martinelli, Docente dell’Università di Modena e di Reggio Emilia, messi a confronto con l’indagine di sentiment tra i quasi 400 direttori acquisti intervistati da ADACI sul sentiment del PostCovid.

L’analisi redatta da Federica Dallanoce evidenzia la paura del 50% dei rispondenti della perdita dei clienti, dovuta al cambio di abitudini di acquisto. Le aziende italiane hanno risentito del passaggio agli acquisti/vendite online. Tra gli obiettivi prioritari delle aziende (55%) mettiamo in evidenza la razionalizzazione dei costi, l’efficienza, lo snellimento dei processi (51%), oltre a interventi di riorganizzazione della Supply Chain (40%). Incoraggiante l’evidenza che la maggioranza del campione prevede investimenti da “stabili” a “fortemente in aumento” per il 2020, ma solo il 34% menziona la tecnologia come una priorità e la percezione è che il processo di rinnovo tecnologico verso la digitalizzazione sia ancora in progress poiché gli obiettivi prioritari dichiarati sono molteplici e urgenti.

Enrico Verga ha spinto il parterre di aziende a ragionare sull’acronimo TUNA (Turbulent-Uncertain-Novel-Ambiguous) che pone l’accento sulla turbolenza: una variabile che ormai nessuno può permettersi di trascurare, come la storia recente ci ha insegnato, ponendo attenzione al fatto che oggi un acquisto sbagliato oggi può causare il fallimento di una azienda. E sul fattore innovazione delle piccole e medie imprese, che spesso si attrezzano al cambiamento tecnologico per un cambio illuminato, magari introdotto da un nuovo management, ma che viene rimbalzato dal nucleo interno, refrattario e spaventato dalla novità.

Mario Messuri, General Director Italy e VP South Europe di JAGGAER, ha risposto registrando la spinta al cambiamento innescata dall’emergenza Covid nella gestione dei processi di procurement. “Non dobbiamo ri-pensare in digitale i processi a cui siamo abituati: dobbiamo pensarli in digitale, dal primo istante. Digitalizzare un acquisto significa avere tutto sotto controllo: dall’analisi della spesa ai fornitori, alla gestione negoziazioni e contratti, alla logistica, fino alla riconciliazione ordine-bolla-fattura, preservando al meglio la liquidità. La tecnologia oggi offre un’opportunità senza precedenti alla nostra dorsale di imprese piccole e medie: la sua evoluzione l’ha resa democratica e accessibile a tutti. Una soluzione standardizzata di e-procurement, frutto dell’esperienza customizzata fatta sui grandi e grandissimi player, può cambiare la vita delle pmi a costi davvero accessibili. È un treno da non perdere, se si vuole competere con successo nel grande scenario come le nostre aziende meritano. E questo è il momento migliore per farlo”.

Tra le aziende che da tempo si sono attivate in questo fronte, c’è illycaffè, che ha progressivamente trasformato il ciclo di procurement dell’azienda: il tema della digital trasformation è stato un fattore abilitante per determinare un passo diverso della supply chain soprattutto per la governance degli acquisti, trasformando il ruolo del procurement in “portatore di valore” per l’azienda.

Ha sottolineato il valore del digital anche Alberto Avallone, CPO di ACI Informatica, che ha evidenziato nella tavola rotonda l’importanza sempre più imprescindibile della business continuity: “E’ obbligatorio ormai dotare i propri professionisti di strumenti che garantiscano la continuità aziendale. Abbiamo abolito la parte cartacea e dovunque siamo, anche da casa come in queste settimane, tutto sempre per così dire business as usual. Senza sottovalutare il tema della cyber security, che è e deve essere considerata il cuore del processo: non si può improvvisare nel ridisegnare la propria supply chain trascurando o sottovalutando il tema sicurezza”.

Fabrizio Santini di ADACI condivide il sentiment del lungo periodo atteso per la ripresa totale: ”Serve il coraggio di co-investire nello sviluppo, mantenendo la liquidità e insistendo sulla formazione di managerialità sempre più forti. Questi sono e saranno i pillar fondamentali del patto di rinascita. Le aziende cercheranno di trasformare i costi fissi in costi variabili e il futuro sarà da interpretare in modo oculato in base ai segnali raccolti”.

Silvia Bruzzi, docente di Operations Management all’Università di Genova, aggiunge: “Se da un lato la serietà della situazione impone tempi lunghi, dall’altro consente la giusta rincorsa per i grandi e necessari cambiamenti. Questo è lo spazio giusto per introdurre l’innovazione che serve per garantire un futuro alle imprese e al nostro Paese. La messa in sicurezza della supply chain dovrebbe essere il cuore della strategia aziendale, oggi più che mai: e il tassello di collegamento tra pmi e industry 4.0 è cruciale”.

Elisa Martinelli, Docente dell’Università di Modena e di Reggio Emilia chiude commentando: “La resilienza delle imprese è fondamentale: la deep uncertainty in cui troviamo ci ha portato a confrontarci con un lockdown inimmaginabile fino al giorno prima, l’uscita dal quale non ha linee guida certe, né best practice, anche per l’approccio differenziato tra Paesi e regioni, in Italia come all’estero. L’interruzione di una filiera può causare il collasso del sistema: non dobbiamo essere miopi, anzi. La pianificazione accurata e le antenne alte sono imprescindibili oggi ancora più di ieri. Lo scenario planning deve essere al cuore del management delle aziende, con un disegno delle diverse strategie di azioni possibili, region per region, sempre più attento e oculato”.

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