JAGGAER con PromoPA Fondazione nel rapporto “Analisi di mercato sulla domanda e l’offerta di soluzioni tecnologiche per la gestione integrata del ciclo dell’appalto”

Presentati oggi i risultati della ricerca su come scegliere piattaforme di e-procurement sicure,
per trasformare gli appalti pubblici in leva di ripresa, a maggior ragione in ottica Covid:
ancora scarsa la consapevolezza delle stazioni appaltanti e pochi o assenti gli strumenti per valutare i rischi di fornitura e l’affidabilità dei provider.
Meno del 10% del campione inserisce nei bandi domande sulla solidità finanziaria del provider e solo il 50% richiede l’indicazione di esperienza nel settore.

 

 

MILANO, 28 aprile 2020 – Sono stati presentati oggi, in un webinar seguito da oltre 150 Enti, tra stazioni appaltanti centrali e locali, aziende pubbliche di servizio e professionisti del settore, i risultati dell’indagine condotta da Promo PA Fondazione in collaborazione con JAGGAER, che ha analizzato il mercato delle tecnologie di e-procurement, ascoltando le voci più autorevoli della domanda e dell’offerta. Un punto nodale, approfondito anche dal Decreto Cura Italia, per agevolare l’accesso ai servizi digitali entro la fine dell’anno come leva di ripresa e di sviluppo delle regioni italiane.  Nel contempo, una veloce survey on line con i soggetti presenti ha permesso di avere in tempo reale il polso della situazione con una puntuale verifica dei dati raccolti.

Il report di ricerca ha preso avvio dall’analisi del mercato, radicata di fatto su un doppio binario di grandi aziende IT internazionali e i piccoli-medi operatori, prevalentemente nazionali o regionali. Le stazioni appaltanti del mondo pubblico intervistate, le 50 più grandi, sottolineano nella quasi totalità l’importanza di costanti e ingenti investimenti da parte degli operatori economici, per fronteggiare l’innovazione normativa mantenendo alti gli standard di sicurezza delle piattaforme e dei dati, per coprire tutti gli ambiti di rischio. Anche da un punto di vista organizzativo interno, le stazioni appaltanti non cercano competenze manageriali e informatiche per le nuove soluzioni integrate e raramente selezionano nuovo personale o scelgono di formare quello esistente per gestirle al meglio. E tuttavia, l’analisi puntuale di 29 recenti bandi pubblici sui 5 parametri fondamentali (solidità finanziaria, standardizzazione, sicurezza, certificazioni e soluzioni verticali) rivela che in quasi tutti i documenti analizzati non è richiesto alcun requisito finanziario sulla solidità dell’operatore economico, né della sua capacità di fare investimenti nel tempo.  E solo in pochi casi, si individuano richieste relative a precedenti esperienze nel settore. Ma anche l’elencazione dei requisiti funzionali tende al generico ed è poco dettagliata, lasciando un ampio margine di manovra agli offerenti, mentre limitatamente ai requisiti tecnici, si pone attenzione all’interoperabilità delle piattaforme e al dialogo con i sistemi ANAC. Circa il 60% si dichiara soddisfatta delle scelte operate, mentre un terzo dei rispondenti lamenta la mancanza di servizi a valore aggiunto e la metà, invece, riscontra problematiche sul sistema qualità.

Il sondaggio in real time ha evidenziato che la preoccupazione per la sicurezza delle piattaforme rimane medio alta e nella scelta della piattaforma ci si è affidati per lo più (45%) alla reputazione del provider, anche se significativa è la quota di coloro che richiedono la certificazione (38%); la maggioranza delle stazioni appaltanti (60%) ritiene che la certificazione ISO 27001 sia adeguata ai bisogni attuali e per il 70% la quota più opportuna di investimenti da destinare all’innovazione tecnologica sia pari al 20% del fatturato annuo. Infine il 70% si ritiene mediamente soddisfatto delle scelte operate fin qui con un solo 3% molto soddisfatto, e un largo 20% che  esprime invece la propria insoddisfazione per le soluzioni impiegate.

“La leva prevalente all’acquisto di piattaforme rimane l’obbligo normativo (oltre il 60%)” afferma Annalisa Giachi, responsabile della ricerca per Promo PA Fondazione “a conferma che troppo spesso ancora le stazioni appaltanti si accingono agli acquisti di piattaforma senza conoscere in modo adeguato il mercato e valutare i rischi connessi alla scelta dei fornitori”.

“Il mercato delle soluzioni di e-procurement richiede grandi capacità di investimento e innovazione ai provider, per assicurare ai clienti pubblici soluzioni sempre in linea con i requisiti di legge e con i progressi della tecnologia;  se da un lato è apprezzabile lo sforzo del Decreto Cura Italia, che prevede, all’articolo 75, un iter semplificato per acquistare beni e servizi informatici, dall’altro lato, occorre che le pubbliche amministrazioni siano consapevoli dell’importanza di alcuni fattori, quali la sicurezza dei dati, l’affidabilità finanziaria delle aziende, l’assistenza tecnica  e molto altro, quando scelgono una piattaforma” aggiunge Mario Messuri, General Director e VP South Europe di JAGGAER. “Il servizio pubblico non può permettersi interruzioni di servizio o ritardi, tanto nella quotidianità ordinaria quanto nelle situazioni di emergenza come queste, che richiedono tempismo e prontezza per fronteggiare nell’interesse pubblico le occorrenze: l’e-procurement è sempre più cruciale a garantire la Business Continuity tanto nel pubblico quanto nel privato”.

Alcune pubbliche amministrazioni si stanno comunque muovendo e sono soprattutto le centrali di committenza regionali ad essere più consapevoli della necessità di dotarsi di strumenti adeguati per valutare i rischi di fornitura e l’affidabilità dei provider.

“E’ purtroppo un mercato che non ha ancora raggiunto la maturità che ci aspettavamo” commenta Adriano Leli, Direttore Appalti di SCR Piemonte. “Rimane diversificato, non standardizzato, nonostante il mercato degli appalti sia considerato rigido e che quindi la standardizzazione sia possibile, oltre che auspicabile. La mia quasi ventennale esperienza mi induce a sottolineare l’attenzione alla solidità finanziaria, aspetto cruciale e che spesso ci porta, sulla leva del prezzo, a scelte non corrette. Tra le cose positive, però, l’emergenza in corso ha dato un impulso ancora più significativo all’innovazione, come unica leva di sviluppo, spingendo e favorendo le gare telematiche.  Un plauso quindi alla buona volontà di quegli operatori pubblici che hanno saputo garantire la continuità in un periodo così difficile anche grazie alle tecnologie”.

Pierdanilo Melandro, dirigente del Servizio – Stazione unica appaltante di Regione Marche, aggiunge: “Il partner ideale per una centrale di committenza come Regione Marche deve sapere gestire il contratto pubblico in tutte le sue fasi, assistendo la stazione appaltante nelle richieste di flusso informativo, nella gestione del contratto e delle spese, soprattutto garantendo una reportistica accurata e innovativa che investa su dati del passato per migliorare gli acquisti futuri. Con una costruzione congiunta di strategie di gara innovative, semplificando il lavoro degli operatori della stazione e di chi partecipa alle gare e con una flessibilità necessaria per il costante mutamento dell’assetto normativo. Perfezionare il log management è fondamentale e non è sufficiente che un provider sia esperto di procurement: deve essere esperto di procurement pubblico”.

Per supportare gli operatori italiani, che più di altri si stanno impegnando nella scelta delle migliori soluzioni, gli esperti di Promo PA e JAGGAER propongono una Mappa della sostenibilità, ossia un insieme di linee guida per orientare le stazioni appaltanti nella costruzione di bandi e capitolati, valutando il livello di sostenibilità complessiva del fornitore sulla base di 5 famiglie di indicatori: la solidità finanziaria, il possesso di certificazioni di qualità, la conoscenza del settore pubblico, la possibilità di gestire soluzioni standard replicabili e la sicurezza dell’infrastruttura.

“Al nostro Paese e a tutti gli operatori del mondo pubblico servono davvero nuove radici su cui basare le scelte future”.

Per scaricare il report: https://go.jaggaer.com/rep-promopa-2020

 

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